Artisti italiani a NY – Instant book event

ottobre 27, 2009 di Leone Contini

Outlook

SABATO 24 OTTOBRE / capitolo 3 “Back to the Present”/ Networking 09

ottobre 22, 2009 di Leone Contini

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A roof over my head – Un tetto sulla testa. Video 4′20”

giugno 30, 2009 di Leone Contini

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Still from video “A roof over my head” 4′20”

 

Šukri e’ un profugo di etnia Rom, espulso dal Kossovo con la sua famiglia dopo la fine ufficiale della guerra. Adesso vive in una baraccopoli nella periferia di Požarevac, in Serbia orientale. Nell’agosto del 2008 l’intera famiglia e’ mobilitata per la costruzione di una vera e propria casa, costruita con un impasto di terra e paglia, legno e materiali di riciclo. Questo progetto riattiva abilita’ e conoscenze tecniche di tipo tradizionale che tornano improvvisamente ad essere indispensabili.

La costruzione della casa rappresenta la speranza di una nuova sedentarieta’, di una uscita dalla condizione di sradicamento imposta prima dalla guerra e poi dal pregiudizio che vuole i Rom per definizione nomadi e privi di una terra a cui appartenere. La terra invece ricorre nei discorsi dei profughi, e letteralmente con la terra costruiscono le loro nuove case.

Il costo per la realizzazione di questo tipo di abitazione e’ di soli 150 euro.

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Šukri is a refugee from Kosovo, he’s an ethnic Rom and he was expelled after the war. Now he lives with he’s family in a slum in the suburbs of Požarevac, in eastern Serbia.

In August 2008 the whole family is involved in building a mud house. The house represents the end of a miserable condition of rootlessness and something very important for Šukri’s future. The cost of the house is for us unbelievably low: 150 euro.

“One Night Gardens” – Performance – Saturday 16 May at Doma Omladine Gallery, Belgrade

maggio 15, 2009 di Leone Contini

Leone Poster

Ho conosciuto Mirijana nella primavera del 2008: componeva e vendeva corone di fiori per la strada nel centro di Belgrado, vicino a piazza della Repubblica. Sin dall’inizio sono stato affascinato dalla sua abilita’ ma soprattutto dalla sua capacita’ di fuoriuscire continuamente dagli schemi del lavoro artigianale e dal suo saper combinare tradizione ed invenzione. L’anno successivo sono stato invitato dalla galleria civica di Belgrado (galleria Doma Omladine) per partecipare ad una collettiva di artisti italiani. La galleria si trova vicina ai mercati abusivi dei fiori, dove Mirijana vendeva le sue ghirlande, su un marciapiede. Quindi l’ho invitata a varcare quel confine che arbitrariamente separa, nella Belgrado gentrificata, un problema di pubblico decoro da un evento culturale, in modo che potesse per una volta esprimere il suo talento in uno spazio istituzionale, luogo di forte interesse proprio per quelle politiche culturali e di rivalutazione del patrimonio che sono parte integrante del divenire europeo della citta’ ma che stanno, allo stesso tempo, creando lacerazioni del tessuto sociale e segnando la fine di una attitudine solidale ed inclusiva della citta’ (mi riferisco soprattutto alle recenti “bonifiche” degli insediamenti dei profughi di guerra, molti dei quali di etnia Rom, giudicati sconvenienti nella nuova Belgrado in rapidissima transizione verso il libero mercato)

“One night gardens” e’ l’azione avvenuta durante l’affollata “notte dei musei”, dove si mischiano arte, moda, intrattenimento e spettacolo, e dove i confini tra gli ambiti e le discipline si confondono nel calderone dell’industria culturale e della demagogia politica: in quel corto circuito tra fruizione culta e di massa del patrimonio culturale cittadino Mirjiana ha tenuto un workshop informale e con le sue fragili sculture vegetali ha creato una pausa nello struscio frenetico della notte belgradese.

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Leone Contini invites Mirjana Magovac at Doma Omladina for the Night of the museums and the finissage of the collective exhibition “Izložba umetnika iz Italije” (Franco Menicagli, Leonora Giada Nathalie Bisagno, Marco Mazzoni and Leone Contini)

Performance and informal lectures from 18h to 2h

“I meet Mirjana one year ago, she was composing and selling wild flowers and wheat grass in the street, near Trg Republike. I was impressend by her skillful and unconventional personality. Since this year I was invited to perform in Doma Omladina Gallery for Noc Muzeja I decided to invite her, and to let her express her talent into a contemporary art space, by creating her ephemeral vegetal sculptures during the crowdy night of museums”

Leone Contini

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Bašta za jednu noć

Mirjana Magovac izlaže u Galeriji Doma omladine na poziv italijanskog umetnika Leone Contini-a. Izložba je prodajna. Cene radova određuje umetnica. Mirjana Magovac, aranžer cveća Rođena je 1957. godine u Beogradu. Godinama se bavi aranžiranjem cveća.

Leone Contini: Zbog čega se bavite aranžiranjem cveća?

Mirjana Magovac: Ja to ne doživljavam kao svoju profesiju, imam prirodnu potrebu da pravim različite aranžmane od cveća.

L.C. Šta je bio Vaš prvi rad u ovom domenu?

M.M. Svoj prvi venac od belih rada i ruža sam napravila kada sam imala 13 godina. Moja mama je pravila venac za Đurđevdan, nije mi se dopalo kako izgleda, pa sam poželela da sama napravim jedan. Ponekad imam puno ideja i pravim različite stvari, ali takođe ponekad nemam nikakvu inspiraciju.

L.C. Gde pronalazite inspiraciju?

M.M. Volim prirodu i potpunu slobodu, ne volim život u gradu i ograničenja. Volim da šetam i berem različito poljsko cveće , a kad stvaram moje aranžmane osećam kao da cveću dajem dušu. Ne znam da li to ima neke veze ili ne, ali moja baba je bila travarka.

L.C. Kako doživljavate galerijski prostor Doma Omladine?

M.M. Doživljavam ovaj prostor kao prazan i hladan. Drago mi je što ću svojim cvetnim aranžmanima moći da ga učinim veselijim i pozitivnijim.

L.C. Imate li Vi neko pitanje za nas?

M.M. Zašto ste me pozvali da izlažem u Galeriji?

L.C. Kada sam Vas prošle godine video ispred Narodnog pozorišta, bio sam privučen i impresioniram vašom veštinom pravljenja venaca i posvećenošću sa kojom pravite i izlažete cveće. Takođe, instinktivno sam bio privučen njihovom magijom.

Pictures from the performance (photos by Vladan Jeremic):

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Mirjana teaching:

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marzo 16, 2009 di Leone Contini

Proposta per la creazione del Parco Neo-Rurale Stibbert, Rotte Metropolitane, Firenze 2009 

La proposta per la creazione del Parco Neo-Rurale Stibbert consiste nella conferenza in un info point allestito di fronte al tempietto neo-egizio; al termine della lecture il pubblico e’ invitato a prendere dei poster che rappresentano scorci del parco riconvertito ad uso agricolo: si tratta di fotomontaggi in cui ortaggi coltivati negli orti sociali dell’Argingrosso, all’Isolotto, sono stati collocati all’interno del parco Stibbert. Oltre ai poster al pubblico e’ stato dato un breve testo sullo spaesamento a Firenze, tra la fine del XIX secolo ed oggi, e sul rapporto della città con l’alterità.

concept: 

La nostra fobica società sogna un livello minimo garantito di esistenza che tende verso il grado zero della sopravvivenza biologica: è un’utopia privata contenuta dentro unaWeltanschauung piccolissima, che coincide con il corpo. In questa prospettiva il controllo sulla propria alimentazione è un fattore cruciale: le paure non riguardano la scarsità del cibo ma le sue possibili contaminazioni e le manipolazioni che potrebbe aver subito.La città della crisi e dell’abbrutimento alimentare è un incubo distopico interrotto dall’irruzione degli orti della periferia: gli orti dell’Argingrosso, radicati sull’orlo esterno della città, sono da decenni il laboratorio in cui avvengono sperimentazioni colturali ed identitarie, dove gli ortaggi del meridione si mischiano con quelli autoctoni e la cocuzza siciliana coabita con il cavolo nero. Ma oltre a realizzare una fusione etnico-regionale gli orti sono la rivendicazione di una nuova identità urbano-rurale, oggi particolarmente significativa poiché alternativa rispetto ai modelli di consumo passivi e alle nuove povertà che da essi discendono.

The creation of the Neo-Rural Stibbert Park: a proposal. Florence 2009

I invited the public to pick up posters with pictures of several corners of the Park transformed for agricultural purposes. The posters are photomontages  where the
vegetables grown up in the social gardens of “Isolotto”, neighbourhood in the florentine suburbs, are put into the frame of the Stibbert Park.

concept:

Our phobic society’s dream is a minimum existence’s guarantee, yet that means reaching the zero degree of the byological subsistence. It is a private utopia inside a minimal Weltanschauungwhich coincides with the body. In this view the feeding control becomes crucial: we don’t fear the lack of food, but food’s probable contaminations and manipulations. The crisis’ and food’s barbarity town  is a distopic nightmare interrupted by the suburbs’ gardens: the Argingrosso’s gardens, on the extreme periphery of the town, were for decades the lab where cultural and identitarian experiments took place. Where the vegetables from Southern Italy mixed up with the Tuscan vegetables, were the Sicilian squash cohabits with the ultra Tuscan black cabbage. Yet gardens not only mix different ethnic and regional groups, they also claim a new urban-rural identity. This is particularly meaningful today, since this new identity crash into the passive consumptions, and with the new poverty which is just the result of passive consumptions.

 

Info-point: img_6056-01

 

Conferenza-performance (foto di Manuela Spartà): img_6067-01

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Poster in regalo per il pubblico – Posters for the public to pick up:leone-contini-11 leone-contini2 leone-contini3

 

marzo 14, 2009 di Leone Contini

 

Current exhibition in Belgrade

febbraio 10, 2009 di Leone Contini

Tuesday 24 February 2008, Galerija Doma omladine, Belgrade at 19:00h

Mix media exhibition and discussion

“From the Periphery” exhibition displays works done in the summer of 2008 in two workshops of the Art Interventions program, “The Return of the Gastarbajters” in Požarevac and “Sex in Transition” in Kucevo. In each workshop participated around 20 artists as well as  international scholars, coming from Serbia, Germany, USA, Italy, Sudan, Austria, and more.

In both workshop the artists worked closely with the local communities and exhibited in public spaces.

Art Interventions is an interdisciplinary program that brings together local, national and international artists and scholars to disadvantage communities in order to identify socio-economical-political processes that are taboo in the community and find, through community participation, innovative ways to deal with them.

 Talk on Art I

The Return of the Gastarbajters – discussion – Thursday 26.2. 2009 at 19:00

As part of the exhibition “From the Periphery”, we will hold a discussion on the subject of the phenomenon of Serbian guest workers in Europe and their temporary or permanent return to Serbia. in the discussion will participate the curator, selected artists, representatives of the guest workers and the local communities.

 Talk on Art II

Sex in Transition – discussion – Tuesday 3.3. 2009 at 19:00

As part of the exhibition “From the Periphery”, we will hold a discussion on the subject of the change in gender relations following economical and political transition, especially on issues such as intimacy and individuality. In the discussion will participate the curator, selected artists and representatives of the local communities.

 

Exhibition in Mac,n, Everywhere the Same Must-Go-Bag

ottobre 15, 2008 di Leone Contini

Incontro con l’antropologo Pietro Clemente 

Estatti dall’incontro con l’antropologo Pietro Clemente del 18-10-’08:  

 http://it.youtube.com/watch?v=Yexs5qushd0

 

Kinseska Torba – Garden for Travele

2008, borsa in plastica, mix di semi, acqua, terra.

 

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Kinseska Torba – Garden for Traveler

Miscuglio di semi germinanti dentro Polnische Koffer o Türkenkoffer*, “borsa polacca” o “borsa turca”, cosi’ chiamata in germania perche’ inevitabilmente associata agli immigrati polacchi o turchi; ricorrente anche nel panorama balcanico dove un’umanita’ varia e perennemente in viaggio rende familiare questa valigia a buon mercato, una resistente busta in fibre sintetiche spesso decorata con motivi a scacchi. I belgradesi la chiamano Kineska Torba, la “borsa cinese” per via del suo utilizzo nel grande mercato cinese del Blok 70, a Nuova Belgrado.

 

In german it is written Türkenkoffer, but if you do not have the ü write it Tuerkenkoffer! Tuerkenkoffer (turkish suitcase) is in fact a bad word for any kind of plastic bag in Germany. In the sense that turkish can not afford a real suitcase, you see. If I have to carry a lot of things with me I use these strong plastic woven bags as they are very strong and lightweight in the same time.
Some people in Germany are referring then to this bag as polish bag.
They are connected also with low profile smuggling and black market”

R.R.

“Der polnische koffer…cant really tell something about it but i remember them because of east-berlin railwaystation (lichtenberg) in the 90s from there the trains to the east leave…….and there were always thousands of them. Once 97 i went to leningrad and the train was full of those ……. the other place i remember is kreuzberg, the turkish part of berlin i think its a good tool to transport a lot of goods from a rich to a little poorer country :o ) (mainly “east” or socialistic)

laku noc”

M.K.

 

“Da noi si chiama “La borsa dell’immigrazione russa” che  in ebraico si scrive cosi`:

 תיק העליה הרוסית 

si legge da destra a sinistra  e si pronncia “tik haaliya harusit””

N.T.

 

“Dalla foto sembra la borsa che si usa allo shuk (=mercato) io l’avrei chiamata piuttosto “la borsa del mercato” (tik hashuk)”

תיק השוק”

L.B.

 

“Its manufacturer (Zhejiang Daxin Industry Co. Ltd, China; minimum order: 10,000 units) describes it simply as tote bag, but it has a multitude of names depending on geography.

In Ghana, it is known as the “Ghana must go” bag; in Germany it is “Tuekenkoffer” or the Turkish suitcase; in America, the “Chinatown tote”; in Guyana as “Guyanese Samsonite” and elsewhere as the “Bangladeshi Bag” or the “Refugee Bag”

from “Immigrants have bags of ambition”, by Liz Hunt

 

balkanBay

2008, installazione interattiva. Teli di plastica, borse di plastica, tavolo, cartone, tessuti, oggetti regalati, mix di semi, acqua, terra.

http://it.youtube.com/watch?v=Rm22iWpOXL4

 

Balkan Bay* ricostruisce un mercato serbo, ma potrebbe essere un qualunque mercato inteso come luogo di transizione, di contatto.

L’installazione interattiva e’ un invito all’appropriazione e alla trasformazione di oggetti appartenuti ad altri: I contenitori  a disposizione del pubblico sono stati regalati da ex-emigrati, i cosi’ detti gastarbeiters, ritornati nella Serbia orientale dopo aver vissuto per anni in Germania o in altri paesi europei; astucci, scatoline, piccoli recipienti sono stati, negli anni della lontananza da casa, contenitori di oggetti significativi, frammenti del “paese”. Sono passati su e giu’ attraverso vecchi e nuovi confini e mi sono stati affidati sapendo che sarebbero di nuovo passati di mano, attraversando un’altra frontiera, ri-negoziando ancora una volta il loro significato.

*“Balcani” e’ una parola di origine turca che significa montagne, ma e’ anche una specifica catena montuosa della Bulgaria. Questa montagnosita’ si estende metonimicamente a tutta la penisola, detta appunto balcanica, ma diventa anche il filtro attraverso cui noi interpretiamo l’europa sud-orientale. BalkanBay e’ quindi un  ossimoro essendo la baia, all’opposto della montagna, luogo di incontro, trasformazione, mescolanza. “Bay” richiama anche allo sregolato commercio on-line di eBay, al continuo frenetico passaggio di proprieta’ di oggetti attraverso confini sociali, culturali e nazionali. Un certo esotismo immagina i balani come pre-moderni, un collage di etnie e comunita’ arroccate in se’ stesse, fuori dal tempo e dalla storia, preda di odi e passioni ancestrali. Al contrario i Balcani sono in perenne metamorfosi, luogo di transito e sperimentazioni continue. I loro abitanti parlano molte lingue e abitano simultaneamente terre lontanissime tra loro, sono Rom e Viennesi, Serbi e Vicentini, Vlasi e bavaresi. I gastarbeiters, “lavoratori ospiti”, di fatto emigrati, incarnano questa condizione di sradicamento costitutivo ed appartenenze molteplici, formano una rete di diaspore fittamente intrecciata e perfettamente adattata alla contemporanita’.          

 

Miscuglio di semi germinanti dentro un lavabo in ceramica trovato nel semi interrato del Museo di Arte Contemporanea di Monsummano

2008, installazione ambientale, mix di semi, acqua, terra.

In tensione dialettica con lo spazio espositivo del museo, situato al “piano nobile”, quest’ultima installazione e’ collocata nella zona “inferiore” di Villa Renatico, un tempo adibita alla servitu’. La condizione di subalternita’ e’ perfettamente incarnata da un lavabo degli anni ‘60/’70, scampato ad un successivo restauro mantenitivo che ha esaltato gli elementi pregiati, i marmi e la pietra serena. La germinazione vuole restituire a questo oggetto, un vecchio lavabo in serie privo di qualunque valore o specificita’, una qualche aura, seppur per il brevissimo tempo di vita delle germinazioni.

 

Seeding Diary

2007, video, 4′56”

http://it.youtube.com/watch?v=2ROcQ4TcqxA

*Fermo immagine dal video “Seeding Diary”

Il video documenta la semina all’interno di un contenitore per sassofono trovato per strada ad Harlem, New York, nell’inverno del 2007. Il video riporta in sottotitolo il diario tenuto durante l’intero arco del programma di residenza, in cui appuntavo scrupolosamente, giorno dopo giorno, gli esiti delle germinazioni che provocavo in contesti artificiali, dentro incubatrici artigianali.

 

GERMOGLI D’ARTE laboratorio didattico per i bambini: 

http://leonecontini.wordpress.com/germogli-darte-laboratorio-didattico-per-bambini-macn/ 

Upcoming: Personale di Leone Contini al Mac,n – Leone Contini’s solo exhibition at Mac,n

ottobre 10, 2008 di Leone Contini

Studies for “The Return of the Gastarbeiters” Serbia, summer 2008 – Smugglers in no man’s land (Serbia-Romania) and bags for dreams

settembre 8, 2008 di Leone Contini