Exhibition in Mac,n, Everywhere the Same Must-Go-Bag

Incontro con l’antropologo Pietro Clemente 

Estatti dall’incontro con l’antropologo Pietro Clemente del 18-10-’08:  

 http://it.youtube.com/watch?v=Yexs5qushd0

 

Kinseska Torba – Garden for Travele

2008, borsa in plastica, mix di semi, acqua, terra.

 

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Kinseska Torba – Garden for Traveler

Miscuglio di semi germinanti dentro Polnische Koffer o Türkenkoffer*, “borsa polacca” o “borsa turca”, cosi’ chiamata in germania perche’ inevitabilmente associata agli immigrati polacchi o turchi; ricorrente anche nel panorama balcanico dove un’umanita’ varia e perennemente in viaggio rende familiare questa valigia a buon mercato, una resistente busta in fibre sintetiche spesso decorata con motivi a scacchi. I belgradesi la chiamano Kineska Torba, la “borsa cinese” per via del suo utilizzo nel grande mercato cinese del Blok 70, a Nuova Belgrado.

 

In german it is written Türkenkoffer, but if you do not have the ü write it Tuerkenkoffer! Tuerkenkoffer (turkish suitcase) is in fact a bad word for any kind of plastic bag in Germany. In the sense that turkish can not afford a real suitcase, you see. If I have to carry a lot of things with me I use these strong plastic woven bags as they are very strong and lightweight in the same time.
Some people in Germany are referring then to this bag as polish bag.
They are connected also with low profile smuggling and black market”

R.R.

“Der polnische koffer…cant really tell something about it but i remember them because of east-berlin railwaystation (lichtenberg) in the 90s from there the trains to the east leave…….and there were always thousands of them. Once 97 i went to leningrad and the train was full of those ……. the other place i remember is kreuzberg, the turkish part of berlin i think its a good tool to transport a lot of goods from a rich to a little poorer country :o) (mainly “east” or socialistic)

laku noc”

M.K.

 

“Da noi si chiama “La borsa dell’immigrazione russa” che  in ebraico si scrive cosi`:

 תיק העליה הרוסית 

si legge da destra a sinistra  e si pronncia “tik haaliya harusit””

N.T.

 

“Dalla foto sembra la borsa che si usa allo shuk (=mercato) io l’avrei chiamata piuttosto “la borsa del mercato” (tik hashuk)”

תיק השוק”

L.B.

 

“Its manufacturer (Zhejiang Daxin Industry Co. Ltd, China; minimum order: 10,000 units) describes it simply as tote bag, but it has a multitude of names depending on geography.

In Ghana, it is known as the “Ghana must go” bag; in Germany it is “Tuekenkoffer” or the Turkish suitcase; in America, the “Chinatown tote”; in Guyana as “Guyanese Samsonite” and elsewhere as the “Bangladeshi Bag” or the “Refugee Bag”

from “Immigrants have bags of ambition”, by Liz Hunt

 

balkanBay

2008, installazione interattiva. Teli di plastica, borse di plastica, tavolo, cartone, tessuti, oggetti regalati, mix di semi, acqua, terra.

http://it.youtube.com/watch?v=Rm22iWpOXL4

 

Balkan Bay* ricostruisce un mercato serbo, ma potrebbe essere un qualunque mercato inteso come luogo di transizione, di contatto.

L’installazione interattiva e’ un invito all’appropriazione e alla trasformazione di oggetti appartenuti ad altri: I contenitori  a disposizione del pubblico sono stati regalati da ex-emigrati, i cosi’ detti gastarbeiters, ritornati nella Serbia orientale dopo aver vissuto per anni in Germania o in altri paesi europei; astucci, scatoline, piccoli recipienti sono stati, negli anni della lontananza da casa, contenitori di oggetti significativi, frammenti del “paese”. Sono passati su e giu’ attraverso vecchi e nuovi confini e mi sono stati affidati sapendo che sarebbero di nuovo passati di mano, attraversando un’altra frontiera, ri-negoziando ancora una volta il loro significato.

*“Balcani” e’ una parola di origine turca che significa montagne, ma e’ anche una specifica catena montuosa della Bulgaria. Questa montagnosita’ si estende metonimicamente a tutta la penisola, detta appunto balcanica, ma diventa anche il filtro attraverso cui noi interpretiamo l’europa sud-orientale. BalkanBay e’ quindi un  ossimoro essendo la baia, all’opposto della montagna, luogo di incontro, trasformazione, mescolanza. “Bay” richiama anche allo sregolato commercio on-line di eBay, al continuo frenetico passaggio di proprieta’ di oggetti attraverso confini sociali, culturali e nazionali. Un certo esotismo immagina i balani come pre-moderni, un collage di etnie e comunita’ arroccate in se’ stesse, fuori dal tempo e dalla storia, preda di odi e passioni ancestrali. Al contrario i Balcani sono in perenne metamorfosi, luogo di transito e sperimentazioni continue. I loro abitanti parlano molte lingue e abitano simultaneamente terre lontanissime tra loro, sono Rom e Viennesi, Serbi e Vicentini, Vlasi e bavaresi. I gastarbeiters, “lavoratori ospiti”, di fatto emigrati, incarnano questa condizione di sradicamento costitutivo ed appartenenze molteplici, formano una rete di diaspore fittamente intrecciata e perfettamente adattata alla contemporanita’.          

 

Miscuglio di semi germinanti dentro un lavabo in ceramica trovato nel semi interrato del Museo di Arte Contemporanea di Monsummano

2008, installazione ambientale, mix di semi, acqua, terra.

In tensione dialettica con lo spazio espositivo del museo, situato al “piano nobile”, quest’ultima installazione e’ collocata nella zona “inferiore” di Villa Renatico, un tempo adibita alla servitu’. La condizione di subalternita’ e’ perfettamente incarnata da un lavabo degli anni ’60/’70, scampato ad un successivo restauro mantenitivo che ha esaltato gli elementi pregiati, i marmi e la pietra serena. La germinazione vuole restituire a questo oggetto, un vecchio lavabo in serie privo di qualunque valore o specificita’, una qualche aura, seppur per il brevissimo tempo di vita delle germinazioni.

 

Seeding Diary

2007, video, 4’56”

http://it.youtube.com/watch?v=2ROcQ4TcqxA

*Fermo immagine dal video “Seeding Diary”

Il video documenta la semina all’interno di un contenitore per sassofono trovato per strada ad Harlem, New York, nell’inverno del 2007. Il video riporta in sottotitolo il diario tenuto durante l’intero arco del programma di residenza, in cui appuntavo scrupolosamente, giorno dopo giorno, gli esiti delle germinazioni che provocavo in contesti artificiali, dentro incubatrici artigianali.

 

GERMOGLI D’ARTE laboratorio didattico per i bambini: 

https://leonecontini.wordpress.com/germogli-darte-laboratorio-didattico-per-bambini-macn/ 

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