INTE BRASSE – Ghetto di Genova

http://www.youtube.com/watch?v=Vhr9v5YVlUg
Ghetto, Genova
Leone Contini
Inte brasse
a cura di CHAN e Stefano Taccone
—–
3 marzo – 3 aprile 2012
inaugurazione: sabato 3 marzo ore 17.00
Tra Piazza Senza Nome/Princesa e Vico dei Fregoso
Il ghetto rappresenta storicamente un luogo di costrizione e isolamento all’interno della città. La stessa conformazione urbana del Ghetto genovese, caratterizzata da alcuni tra i più stretti e scuri caruggi genovesi, si presta a nascondere ed occultare. La strada principale è la famosa Via del Campo cantata da De Andrè ma girando l’angolo in uno dei vicoli laterali ecco un mondo che si distacca dal tessuto circostante: sporcizia, spazi angusti, pochi esercizi commerciali che si alternano ad attività più o meno legali.
Per sviluppare il progetto Inte brasse l’artista ha vissuto una settimana nel quartiere, esplorandone le dinamiche e tentando di stringere relazioni con le varie comunità che qui risiedono (italiani e immigrati), lavorano (transessuali) o che qui transitano per scopi precisi (spacciatori e tossicodipendenti). La diffidenza degli abitanti è non solo e non tanto indirizzata nei confronti degli estranei al Ghetto. Essa si manifesta piuttosto tra le diverse “tribù” che lo popolano.
Il titolo si ispira a un’espressione in dialetto genovese – se ciantan i spinelli inte brasse (si piantano gli spinelli nelle braccia) – che rivela sia ignoranza nei confronti del fenomeno della tossicodipendenza sia un atteggiamento di rifiuto. Il rimando alle brasse intende in questo caso, all’opposto, suggerire un atteggiamento di calorosa accoglienza. La medesima ambiguità si riscontra nell’evento che funge da perno dell’operazione, una sorta di “spaccio” – termine che rimanda alla vendita della droga, ma anche allo smercio di generi di prima necessità.
Nel Ghetto e nelle zone limitrofe le pratiche inerenti la cura del corpo radicate nella tradizione delle varie comunità di immigrati – magrebini, senegalesi ed ecuadoriani in primis – coabitano infatti con pratiche di segno opposto, legate all’abuso di droghe. Si profila quindi un ulteriore contrasto tra le comunità di migranti e la società ospite, percepita come opulenta ed autolesiva. L’artista installa dunque nella “piazza senza nome” uno spaccio in cui espone prodotti vegetali tradizionali utilizzati nelle varie culture per implementare l’energia fisica, attenuare la fame e la stanchezza, potenziare la sessualità, purificare o guarire il corpo, oltre a buoni premio
– ad esempio per un taglio di capelli dal parrucchiere marocchino. Lo spaccio di Leone Contini è organizzato secondo criteri che esulano dal commercio tradizionale, innestandosi su un tessuto di economia informale cui alcuni abitanti già danno vita ed anzi richiamandolo ulteriormente in virtù di dieci fotocopie in b/n 70X100, affisse sui muri del quartiere per un mese, che riproducono l’immagine dei vari prodotti.
La prospettiva è di allentare – laddove non sia possibile, almeno in tempi brevi, abbattere – le barriere tra le differenti comunità e tra queste e la società ospite.

The former Jewish ghetto in Genova is a conflictual social microcosm, characterized by frictions between immigrants, transgender sex workers and drug dealers/consumers. My project focused on body-care practices among the immigrant communities: their traditional body-knowledge was lectured and “practiced” at the same time during a public lottery: I was in fact distributing traditional Senegalese sex stimulants – the interest regarding cola nuts and other body stimulants being very transversal among different ethnic-gender groups -, Arabic herbs – such as absinthe, very regarded in the traditional medicine -, Bengali, Chinese and South American folk medicine products, but also treatments such as free bonus for the local Moroccan barber.

The whole project was about border crossing and re-evaluation of cultural-gender-religious otherness. Reproduction of the herbs were used to create wall posters, in order to drawn people from Genova, usually reluctant to walk trough to the ghetto, finally into the narrow alleys.

*The title Inte Brasse is related with a misunderstanding about drugs: when heroin arrived in Genova in the early 80ies old people used to say in the local dialect: “se ciantan i spinelli inte brasse”, “they stick the joints into the arms”. By isolating the expression “inte brasse”, the meaning switches to “between arms”, as in inclusive attitude.


here a video shot before and during the lottery: http://www.youtube.com/watch?v=Vhr9v5YVlUg

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