IMAGINED MENU – Quanno tu mangiavi cor pensiero…*

*Da una poesia in vernacolo scritta a Cellelager da un internato italiano nel 1917-1918.

*”Quanno tu mangiavi cor pensiero…” is a quotation from a poem written in Cellelager by a prisoner from Lazio. The regional dialect seems grammatically odd in Italian, and could be translated to English as ‘When we ate with our minds’ and/or ‘When we ate thoughts’.

B98

di Leone Contini
Un progetto di Kunstverein Amsterdam con Kunstverein Milano

domenica 7 aprile 2013, H 13.00
Kunstverein 
Gerard Doustraat, 132
1073 VX Amsterdam

Il quarto evento della serie Hush Hush, organizzato per i membri del Kunstverein di Amsterdam, Milano e New York, è un “pranzo immaginato” – ma con cibo vero – ideato, organizzato e introdotto dall’artista italiano Leone Contini (1976, Firenze). Il pranzo sarà costituito da una selezione di ricette regionali raccolte in un taccuino da soldati italiani prigionieri in Germania durante la Prima Guerra Mondiale.

Nell’ottobre del 1917 avvenne la peggiore sconfitta nella storia militare italiana: la “Rotta di Caporetto”. Tra il 24 ottobre e il 19 novembre furono fatti prigionieri circa 200 mila soldati; tra questi Giosuè Fiorentino, un ufficiale siciliano al tempo diciottenne, prozio di Contini. I prigionieri furono smistati nei campi di prigionia di Germania ed Austro-Ungheria e Giosuè trascorse l’ultimo anno di guerra a Cellelager, a nord di Hannover, assieme ad altri 3000 internati italiani.

Questa piccola comunità, sconfitta e spaesata, sperimentò freddo, fame e disperazione ma, allo stesso tempo, mise in atto strategie collettive di resistenza.

Alla “sbobba” del campo, che a stento manteneva in vita i prigionieri, si contrapponeva il cibo dei ricordi, intensamente desiderato e oggetto di interminabili discussioni tra i prigionieri. La condivisione del “cibo immaginato” era forse un tentativo di elaborare la fame, riformulare questo istinto primario e ricondurre una folla di corpi affamati – e in feroce competizione tra loro per la sopravvivenza biologica – a qualcosa di simile a una comunità.

Questa convivialità – seppur virtuale – era un’azione di resistenza collettiva.

Giosuè Fiorentino trascrisse, su due taccuini rilegati a mano, le ricette raccontate dai compagni di prigionia – intimi frammenti di vita familiare, un’età dell’oro perduta. Il risultato è un vasto mosaico di cucine regionali d’inizio 900, circa 250 ricette dal Friuli alla Sicilia, come furono ricordate dai 60 compagni di baracca di Giosuè. B98, la sigla della baracca – l’unità sociale minima nella vita del campo -, divenne il titolo di uno dei due ricettari. Queste inconsapevoli scritture etnografiche raccontano un particolare segmento di cultura materiale, frutto dell’intersezione tra la “comunità concreta”, costituita dalla baracca B98, e quella più vasta “comunità immaginata” chiamata Italia.

Questa convivialità virtuale, concepita come resistenza comunitaria nell’oscurità del primo conflitto mondiale, verrà trasformata in un’azione collettiva reale, nella forma di un pranzo domenicale.

Ingresso riservato ai soci.
Per associarsi e/o prenotarsi scrivere entro il I aprile a
office(at)kunstverein.nl o ad info(at)kunstverein.it

The fourth in the Hush Hush series, organized especially for the members of Kunstverein Amsterdam, Milan and New York, is an Imaginary Lunch with real food ­– arranged, hosted and introduced by Italian artist Leone Contini (1976, Florence). The eight plus-course menu is made from a selection of regional recipes that were collected in a notebook by Italian war-prisoners in Germany during the First World War. As such, the meal is a reflection of a (historic) community and (a national) identity. Served now, 95 years later, it can also be seen to reflect our current status quo, one riddled with crises and transformed by global migration.

In late 1917, the worst military debacle in Italian history began: the infamous ‘Battle of Caporetto’. Between October 24 and November 19 countless soldiers were taken prisoner, and among them Giosuè Fiorentino, an 18 year-old Italian officer and the great uncle of Contini. From the Cellelager POW camp in northern Germany, these men who experienced displacement, despair and starvation, turned to imagined food to combat their misery. Food became an obsessive desire and an imaginary escape; it was the subject of endless discussions. Speaking about food was an attempt to turn a crowd of starving bodies into a community again, able to share memories from a previous life. In an attempt to humanize hunger, to reframe this primary instinct into a sort of – however virtual – conviviality, discussing meals also became a collective action of cultural resistance.

Giosuè Fiorentino recorded the oral recipes from his fellow prisoners – records of intimate fragments from family lives – and re-assembled them into two handmade sketchbooks, a patchwork of regional cuisine, from Friuli to Sicily. The cookbooks became an unintended ethnographic writing, picturing the cultural materiality of an ‘imagined community’ called Italy.

This action of resistance, conceived in the deep darkness of the First World War, will be turned into a real, collective action in the form of a Sunday lunch on the 7th of April.

more info here: http://kunstverein.nl/upcoming-events/

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